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Come revisionare il tuo romanzo prima di inviarlo a una casa editrice

Hai finito il romanzo. L’ultima frase, il punto, il file salvato. La tentazione di spedirlo subito a una casa editrice è enorme, ed è uno degli errori più comuni degli esordienti. La prima stesura non è mai la versione definitiva. Tra «scritto» e «pronto da inviare» c’è una fase che decide se l’editor di una casa editrice leggerà oltre il primo capitolo: l’autorevisione.

Questa guida spiega come revisionare il tuo romanzo da solo: in quale ordine, con quali tecniche e fin dove può spingersi un autore che lavora sul proprio testo.

Autorevisione, editing, correzione di bozze: tre cose diverse

Questi tre termini si confondono spesso, ma indicano cose diverse.

  • L’autorevisione è il lavoro che fai da solo sul tuo testo, prima di mostrarlo a chiunque.
  • L’editing è il lavoro di un editor su struttura, composizione, logica narrativa e stile. L’editor guarda il romanzo nel suo insieme.
  • La correzione di bozze è l’ultima fase: ortografia, punteggiatura, refusi. Corregge la forma, non il contenuto.

L’autorevisione non sostituisce l’editing professionale, ma è lei a decidere se il tuo manoscritto avrà una possibilità. Più pulito è il testo che invii, più sul serio verrà preso.

Passo zero: metti via il testo

Il passo più importante della revisione consiste nel non fare niente. Dopo aver scritto l’ultima frase, metti via il manoscritto per due-quattro settimane e non aprirlo. Il motivo è semplice: appena finito di scrivere, leggi quello che intendevi dire, non quello che c’è davvero sulla pagina. Il cervello riempie i vuoti da solo.

Dopo la pausa torni al testo più da lettore che da autore. Solo allora vedi le scene che non stanno in piedi, i dialoghi che suonano artificiali e le trame che avevi dimenticato. Senza questa pausa l’autorevisione è molto meno efficace.

L’ordine della revisione: dal generale al particolare

L’errore più frequente nell’autorevisione è limare le frasi di un capitolo che verrà comunque tagliato. Revisiona dalla scala più grande alla più piccola, in quest’ordine:

  1. Struttura e trama. Se la storia ha un inizio, uno svolgimento e una fine chiari. Se ogni capitolo fa avanzare la trama. Se ci sono scene che non cambiano niente. Dove il ritmo cala e dove corre troppo.
  2. I personaggi e la loro coerenza. Se ogni personaggio importante ha una motivazione e un arco chiari. Se i personaggi parlano e agiscono in modo coerente dall’inizio alla fine. Se i cambiamenti di carattere vengono mostrati e motivati o se accadono e basta.
  3. Le scene. Se ogni scena ha un obiettivo, un conflitto e un punto di svolta. Se comincia il più tardi possibile e finisce il prima possibile. Se il lettore sa dove si trova e con gli occhi di chi sta guardando.
  4. Lo stile e la frase. Solo adesso scendi al livello della lingua: parole riempitive, cliché, abuso della forma passiva, verbi deboli, ripetizioni, frasi troppo lunghe.
  5. La correzione di bozze. Alla fine ortografia, punteggiatura e refusi. Correggere le bozze prima non ha senso, perché quelle frasi le riscriverai comunque.

Ogni fase richiede una lettura a sé. Chi prova a cogliere tutto in una volta finisce per non cogliere bene niente.

Tecniche di autorevisione che funzionano

Gli editor professionisti usano alcune tecniche semplici che puoi fare tue.

Leggere ad alta voce. L’orecchio coglie quello che l’occhio non vede: un ritmo che si inceppa, un dialogo che suona innaturale, una frase in cui manca l’aria. Se inciampi mentre leggi, inciamperà anche il lettore.

Cambiare formato. Cambia carattere, esporta il testo in un altro formato o caricalo su un e-reader. Un testo che ha un aspetto diverso si legge con occhi nuovi, e i vecchi errori smettono di essere invisibili.

Leggere seguendo un solo personaggio. Attraversa tutto il manoscritto seguendo un personaggio alla volta. Così vedi i momenti in cui si comporta come fa comodo alla trama invece che secondo la propria logica, e le incoerenze nel suo aspetto o nel suo modo di parlare.

Cercare le parole riempitive. Usa la funzione di ricerca dell’editor e conta quante volte compaiono «davvero», «praticamente», «un po’», «quasi». Quasi tutte si possono togliere senza che la frase ci perda.

Per altri consigli su come tenere d’occhio i personaggi leggi l’articolo su come verificare la coerenza dei personaggi in un romanzo.

Che cosa non riuscirai a cogliere nel tuo testo

L’autorevisione ha un limite netto, ed è bene conoscerlo. Il problema non è la mancanza di capacità, è la scala. In un romanzo di centomila parole con una dozzina di personaggi o più, nessuna memoria tiene aggiornati tutti i fatti. Un dettaglio citato una volta nel capitolo tre, un cambiamento in un rapporto accennato di sfuggita in un dialogo, una trama aperta e mai chiusa: in una lettura lineare tutto questo si perde.

L’autorevisione non fallisce per mancanza di talento. Fallisce per una questione di scala. Più lungo è il testo, più fatti devi tenere a mente nello stesso momento.

Qui viene in aiuto uno strumento di analisi. Vellam legge il romanzo capitolo per capitolo e costruisce un profilo di ogni personaggio, luogo e trama, separato per ciascun capitolo. Quando qualcosa non torna con quello che hai scritto prima, lo segnala indicando il capitolo e il passaggio precisi. L’analisi statica, invece, lavora a livello di frase: cliché, riempitivi, forma passiva e ripetizioni, con un clic che porta dritto al punto segnalato (per ora in polacco, inglese, tedesco e spagnolo). Non sostituisce la tua autorevisione: la completa là dove la memoria umana non basta più. Puoi vedere gli esempi di analisi su brani di un romanzo vero.

Vale anche la pena sapere perché una semplice richiesta a un modello linguistico non può fare lo stesso lavoro: lo spieghiamo nell’articolo sul perché i modelli linguistici non bastano per analizzare un romanzo.

Quando affidare il testo a un editor professionista

L’autorevisione serve a portare il manoscritto alla versione migliore che riesci a raggiungere da solo. Dopo, conviene comunque affidare il testo a un editor professionista, e per pubblicare con una casa editrice di solito è necessario. Un occhio fresco e allenato vede quello che tu non vedi più, perché la storia la conosci a memoria.

Migliore è la versione che consegni all’editor, più a fondo potrà lavorare su ciò che conta davvero, invece di annegare in difetti che potevi sistemare da solo. Una buona autorevisione non ti risparmia l’editor. Fa sì che il suo lavoro valga quello che costa.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra editing e correzione di bozze?

L’editing si occupa di struttura, composizione, logica narrativa e stile, cioè di come funziona il romanzo nel suo insieme. La correzione di bozze è l’ultima fase: ortografia, punteggiatura e refusi. L’editing cambia il contenuto, la correzione di bozze sistema la forma. Nel processo vengono sempre in quest’ordine: prima l’editing, alla fine le bozze.

Quanto tempo richiede la revisione di un romanzo?

Non c’è un numero unico, ma un’autorevisione fatta con cura richiede di solito da qualche settimana a qualche mese, a seconda della lunghezza del testo e del numero di passaggi. A questo vanno aggiunte due-quattro settimane di pausa prima di cominciare. La fretta in questa fase si vede nel testo finito.

Posso revisionare il romanzo da solo, senza un editor?

L’autorevisione devi farla da solo, ed è lei a determinare la prima impressione. Ma un editing professionale completo è difficile da sostituire in solitudine, perché sul tuo testo non avrai mai uno sguardo fresco. Gli strumenti di analisi aiutano a scovare le incoerenze, e un editor professionista vede quello che l’autore semplicemente non riesce a vedere.

Da dove cominciare la revisione del proprio romanzo?

Dal mettere via il testo per due-quattro settimane. Poi revisiona dalla scala più grande alla più piccola: prima struttura e trama, poi personaggi, scene, stile e, proprio alla fine, correzione di bozze. Non limare le frasi di capitoli che potrebbero ancora sparire dal libro.

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